penso che purtroppo il dolore…

[…] penso che purtroppo il dolore non possa essere condiviso con qualcun altro. Si è soli con il proprio dolore, così come si è soli quando si muore.

da Il cervello di Kennedy

di Henning Mankell

Ogni tanto le cala un piccolo velo sugli occhi…

Ogni tanto le cala un piccolo velo sugli occhi. É quando passa un ricordo, un piccolo fantasma, un angelo, quando affiora una rimembranza… Carlo lo sa com’è, basta un niente e si sente una spina, che diventa una lama di coltello, che diventa…

da Questa non è una canzone d’amore

di Alessandro Robecchi

“Ma perché?” mi chiedo…

“Ma perché?” mi chiedo, inutilmente. Non c’è mai un perché, o meglio, ce n’è uno solo: il mal di vivere. La fragilità.
Ci sono persone troppo fragili, ed è proprio questa la loro debolezza, ma anche la loro bellezza: un’immensa fragilità, quasi fossero fatti di cristallo, così trasparenti e luminosi, ma difficili da maneggiare, anche per gli altri. Non resistono agli urti della vita, agli ostacoli, agli ammaccamenti, alle cadute. É per questo che Yusuf si è ucciso? Forse, ma le spiegazioni del dopo sono inutili. Il mal di vivere ti afferra alla gola, ti avvelena lentamente; quando prendi i sonniferi, quando ti butti dalla finestra, quando scegli il buio, in realtà ti sei già ucciso piano piano, migliaia di volte.
La morte, allora, è una liberazione.

da Rosso Istanbul

di Ferzan Ozpetek

 

Amore, Che cos’ho imparato sull’amore?…

Amore, Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sulla’ amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi;qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più.
Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno. Ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente. A volte succede: ed è inutile resistere, negare, o combattere.
Ho imparato che l’amore non è solo sesso: è molto di più. Ho imparato che l’amore non sa né leggere né scrivere. Che nei sentimenti siamo guidati da leggi misteriose, forse il destino o forse un miraggio, comunque qualcosa di imperscrutabile e inspiegabile. Perché, in fondo non esiste mai un motivo per cui ti innamori. Succede e basta. É un entrare nel mistero: bisogna superare il confine, varcare la soglia. E cercare di rimanerci in questo mistero, il più a lungo possibile.

da Rosso Istanbul

di Ferzan Ozpetek

Non c’è niente che si possa dire…

Non c’è niente che si possa dire, immagino, di una felicità perfetta, impeccabile e senza ombre; niente, salvo la certezza che dovrà finire

da La pioggia prima che cada

di Jonathan Coe

Fumano, fumano, e fumando consumano nell’attesa…

Fumano, fumano, e fumando consumano nell’attesa. L’attesa è stare sul bordo di qualcosa. Sul bordo di una partenza… Vedere passare una ragazza, potrebbe essere la donna della vita, vederla passare, lasciarla andare, lasciarsi passare la vita tra i denti, così, respirandola come si respira il fumo, il fumo della sigaretta. Canzoni e sigarette sono clessidre di questo tempo che incenerisce il cuore.

da Tefteri

di Vinicio Capossela

Alzandosi lentamente, Tamaru disse…

Alzandosi lentamente, Tamaru disse:
– Cechov ha scritto: «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari».
– Che significa?
Tamaru si mise in piedi di fronte a Aomame. Era più alto di lei solo pochi centimetri.
– Vuol dire che in un racconto non si devono introdurre oggetti se non sono necessari. Se in un racconto spunta una pistola, è necessario che a un certo punto della narrazione venga fatta sparare. Cechov amava scrivere racconti privi di fronzoli.
Aomame si sistemò le maniche del vestito, e mise in spalla la borsa a tracolla.
– È questo che ti preoccupa. pensi che se la pistola appare in scena, sicuramente farà fuoco.
– Assumendo il punto di vista di Cechov, sì.
– Quindi potendo vorresti evitarti di procurarmi la pistola.
– È un’arma pericolosa e illegale. Inoltre, aggiungerei che Cechov è uno scrittore attendibile.
– Ma questo non è un romanzo. Stiamo parlando del mondo reale.
Tamaru socchiuse gli occhi e guardò fisso il volto di Aomame.
– Chi può dirlo?

da: 1Q84

di Murakami Haruki

Praticare il rebetiko è un esercizio.

Praticare il rebetiko è un esercizio. Fa riscoprire gli strumenti di orientamento. Disporre di una buona penna. Arrotolarsi una sigaretta, accendersela. Distinguere tra cosa ti appartiene e cosa non ti appartiene. Rimanere in silenzio. Assentire col capo. Decidere. Infilare la giacca solo da una manica e l’altra tenerla appoggiata alla spalla come una carezza, come un abbraccio monco.

Solo che a bere e a fumare, a essere altrove si aprono crepe nel cuore. Consumare il rebetiko vuol dire rischiare. Si spalancano voragini. Ora come ora mi iniziano ad arrivare pesi. La vecchiaia dei miei, i miei destini mancati, la solitudine. É pericoloso sedersi ad ascoltare. Mettersi da soli a tiro di questa mareggiata. É una gioia che piega le gambe, che può farti cadere come un colosso di creta.

Domani mi vado a comprare scarpe e vestito per tutto quello che non sono stato.

 

da Tefteri

di Vinicio Capossela

È giunto il tramonto…

È giunto il tramonto e io sto chinato, marciando nella mia strada, il mio dolore mi sta facendo marcire. I miei capelli sono diventati grigi e il dolore si è conquistato la mia anima. Ha messo radici nella mia anima. Ogni giorno che passa va in pezzi la gioventù …

da Tefteri

di Vinicio Capossela

Non c’è un limite…

Non c’è un limite al dolore, pensa Ida,non c’è fine, Faustino, e a me mi sembra di non avere più lacrime, le sembra, il dolore, una cassapanca di legno scuro riempita così tanto che non si chiude più.

da Dove finisce Roma

di Paola Soriga