Temo fino all’angoscia…

Temo fino all’angoscia
nella mia solitudine di uomo,
che tu possa scomparire
come sei apparsa
improvvisamente quella sera.

Salvatore Quasimodo

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Ed io stupido…

Ed io stupido
che sono qui
a sognarti ancora
ad aspettarti ancora
a sperare ancora
ad attendere

inutilmente

il tuo ritorno

tra le braccia
di questo mio cuore stanco

30/112016

Quel che resta di noi…

Quel che resta di noi
è un treno in corsa
una galleria che sbuca sul vuoto
è nebbia pesante

Quel che resta di noi
è pioggia di fiori
è vento tagliente
è un abisso di sogni infranti

Quel che resta di noi
è ciò che non si vede
è dolore profondo
è il silenzio dei respiri
è il buio di queste notti

19/11/2016

Senza di te tornavo…

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d’esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c’è solo l’ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest’angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

Pierpaolo Pasolini

“Dopo le feste”

“E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati”

di Julio Cortázar, “Dopo le feste”