Il pianista…

alessandro andena

L’ immagine è nitida,il palco di un night…

       La moquette, la tappezzeria, le tende e tutto quello che c’è intorno è di un colore viola, come quello dei funerali.

 Al centro del palco un pianoforte a coda, completamente bianco, ed i tasti, su cui si poseranno a breve le sottili dita del pianista sono invertiti…i neri al posto dei bianchi e viceversa come una fotografia al negativo; forse anche il piano non e’ bianco ma il suo esatto contrario.

 Nel locale c’è puzza di fumo e alcolici, qui si può ancora fumare nei locali, specie in quelli di questo tipo.

 Un vociare sommesso fa da  sottofondo e da contorno al riflettore, che punta la sua luce rossastra su questo palco, ancora deserto, fino a quando entra il pianista…anche lui è vestito di bianco e nero o di nero e bianco, chissà, magro come la morte si…

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Mi sono sempre piaciute le stazioni…

Mi sono sempre piaciute le stazioni.

Immaginare le storie della gente, immaginare il perché dei loro viaggi, le destinazioni.
C’è chi parte per lavoro, chi per diletto, chi magari parte per andare incontro ad un amore e chi invece parte per scappare da un amore che non è più, chi per ricominciare una nuova vita, chi per tornare alla vecchia.

Mi piace immaginare anche le storie, anche quelle di disperazione di quelli che nelle stazioni ci vivono.

Le stazioni sono più vere degli aeroporti, sono più sincere… le stazioni, sono alla portata di tutti.

13/05/2013

Ti ho sognata…

Ti ho sognata…
come spesso mi capita di fare
specialmente quando mi addormento in maniera normale
invece di svenire ubriaco in un sonno buio

Ti ho sognata…
ma questa volta, il sogno era particolarmente vivido, reale
sentivo i profumi, gli odori, i rumori che ci circondavano
era vero, era tutto maledettamente vero

Ti ho sognata…
e più il sogno prendeva forma
più in me cresceva un’ansia strana
che metteva agitazione
fino a trasformarsi in paura, in angoscia
e piano piano cominciavo a piangere

Ti ho sognata…
ed eri ancora mia
eravamo ancora noi due

Fino a quando mi son svegliato urlando, fradicio di sudore
piangendo ancora lacrime amare di quel sogno
le lacrime amare di un ricordo
che non ha fine, che non ha pace

Ti ho sognata…
mi manchi da morire
mi manchi
che mi vien voglia di morire

Ti ho sognata…

12/04/2012

Mi sto trascurando…

Mi sto trascurando…lo sento, lo vedo…anzi forse non mi sto trascurando, forse, sto lavorando al mio annientamento, si, lo vedo, lo sento, mi sto consumando…mi sto distruggendo…psicologicamente, fisicamente, internamente.

E’ una discesa continua e non si vede il fondo…e non si vede, la risalita.

 

17/09/09 – Torricella di Magione

Viaggiare…

Mi piace viaggiare da solo, ma non riesco a togliere questo alone di tristezza, questa malinconia di fondo.

Il perche’ lo conosco, e’ che mi manca la condivisione, mi manca lo stimolo per fare, disfare…mi manchi e non riesco ad immaginarmi ne’ qui, ne’ altrove, con nessun’ altra, che non sia tu…

La verita’, e’ che non esiste la felicita’ senza la condivisione…

24/07/09 – Leverano

Il pianista…

L’ immagine è nitida,il palco di un night…

       La moquette, la tappezzeria, le tende e tutto quello che c’è intorno è di un colore viola, come quello dei funerali.

 Al centro del palco un pianoforte a coda, completamente bianco, ed i tasti, su cui si poseranno a breve le sottili dita del pianista sono invertiti…i neri al posto dei bianchi e viceversa come una fotografia al negativo; forse anche il piano non e’ bianco ma il suo esatto contrario.

 Nel locale c’è puzza di fumo e alcolici, qui si può ancora fumare nei locali, specie in quelli di questo tipo.

 Un vociare sommesso fa da  sottofondo e da contorno al riflettore, che punta la sua luce rossastra su questo palco, ancora deserto, fino a quando entra il pianista…anche lui è vestito di bianco e nero o di nero e bianco, chissà, magro come la morte si siede un po’ a fatica, sembra provato…potrebbe avere sessant’ anni oppure quaranta… vissuti molto intensamente.

 Non saluta, fa solo un cenno con la testa e, con tutta la calma e l’ indifferenza che si possa immaginare si accende una sigaretta mentre beve un liquido marrone chiaro da un tumbler basso, presumibilmente whiskey… ad occhi chiusi… come se stesse raccogliendo le idee o le forze per iniziare… per continuare o per sopravvivere…

 E così trascorre qualche breve interminabile minuto, fino a quando si toglie la giacca rimanendo in gilet bianco e camicia nera, o viceversa, e finalmente quelle ossute dita si appoggiano ai tasti come se non sapessero fare altro, a parte reggere bicchieri e sigarette…

 E cosi le note la musica, l’ armonia mi portano a chiudere gli occhi, fino a quando anche la voce cupa e tenebrosa ed affascinante del pianista si allontana dolcemente fino quasi a scomparire… fino a quando scompare, davvero del tutto, fino a quando anche la musica scompare, fino a quando riapro gli occhi e la scena la vedo dall’ alto, nitida, ma è silenziosa…non sento alcuna musica, nessun rumore…

 Il mio corpo è riverso a terra, un cameriere mi sta facendo un massaggio cardiaco ma io non sento niente…io, non sono più …niente.

19/06/09 

 Colonna Sonora:

 “ Scivola vai via”   di Vinicio Capossela