Alzandosi lentamente, Tamaru disse…

Alzandosi lentamente, Tamaru disse:
– Cechov ha scritto: «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari».
– Che significa?
Tamaru si mise in piedi di fronte a Aomame. Era più alto di lei solo pochi centimetri.
– Vuol dire che in un racconto non si devono introdurre oggetti se non sono necessari. Se in un racconto spunta una pistola, è necessario che a un certo punto della narrazione venga fatta sparare. Cechov amava scrivere racconti privi di fronzoli.
Aomame si sistemò le maniche del vestito, e mise in spalla la borsa a tracolla.
– È questo che ti preoccupa. pensi che se la pistola appare in scena, sicuramente farà fuoco.
– Assumendo il punto di vista di Cechov, sì.
– Quindi potendo vorresti evitarti di procurarmi la pistola.
– È un’arma pericolosa e illegale. Inoltre, aggiungerei che Cechov è uno scrittore attendibile.
– Ma questo non è un romanzo. Stiamo parlando del mondo reale.
Tamaru socchiuse gli occhi e guardò fisso il volto di Aomame.
– Chi può dirlo?

da: 1Q84

di Murakami Haruki

Per queste ragioni…

Per queste ragioni non ho paura di morire. Accogliere la morte fisica, per me sarebbe piuttosto un sollievo. Mi libererebbe per sempre dalla sofferenza di essere me stesso, da questa prigione senza speranza […] che la vita è una cosa molto più limitata di quanto credano coloro che si trovano presi nel turbine dell’esistenza. La luce viene a illuminare le azioni della vita per un periodo di tempo limitato e brevissimo. Per qualche decina di secondi soltanto, forse. Passati i quali se ne va, e se uno non è riuscito ad afferrare la rivelazione che gli veniva offerta in quel momento, non avrà una seconda opportunità. E dovrà vivere il resto dei suoi anni in profonda solitudine, in un rimpianto senza speranza. In quel mondo senza luce non potrà più sperare di ricevere nulla. Tutto ciò che gli resterà in mano sarà solo la carcassa effimera di ciò che avrebbe dovuto esserci.

da L’uccello che girava le viti del mondo

di Murakami Haruki

Ma ogni volta…

Ma ogni volta che cercavo a ogni costo di cacciare quei ricordi in qualche recesso oscuro, tornavano subito in superficie ancora più forti, ancora più vivi. Così hanno finito col metter radici nella mia coscienza e imprimersi nella mia carne, come cellule cancerogene.

da L’uccello che girava le viti del mondo

di Murakami Haruki

Tutti perdiamo continuamente…

Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti […] Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa, sì, io immagino sia nella testa. Ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po’ come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l’archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l’aria, cambiare l’acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale.

da Kafka sulla spiaggia

di Murakami Haruki