“non c’è vergogna se non nel non averne”
Blaise Pascal
“non c’è vergogna se non nel non averne”
“non c’è vergogna se non nel non averne”
L’ immagine è nitida,il palco di un night…
La moquette, la tappezzeria, le tende e tutto quello che c’è intorno è di un colore viola, come quello dei funerali.
Al centro del palco un pianoforte a coda, completamente bianco, ed i tasti, su cui si poseranno a breve le sottili dita del pianista sono invertiti…i neri al posto dei bianchi e viceversa come una fotografia al negativo; forse anche il piano non e’ bianco ma il suo esatto contrario.
Nel locale c’è puzza di fumo e alcolici, qui si può ancora fumare nei locali, specie in quelli di questo tipo.
Un vociare sommesso fa da sottofondo e da contorno al riflettore, che punta la sua luce rossastra su questo palco, ancora deserto, fino a quando entra il pianista…anche lui è vestito di bianco e nero o di nero e bianco, chissà, magro come la morte si siede un po’ a fatica, sembra provato…potrebbe avere sessant’ anni oppure quaranta… vissuti molto intensamente.
Non saluta, fa solo un cenno con la testa e, con tutta la calma e l’ indifferenza che si possa immaginare si accende una sigaretta mentre beve un liquido marrone chiaro da un tumbler basso, presumibilmente whiskey… ad occhi chiusi… come se stesse raccogliendo le idee o le forze per iniziare… per continuare o per sopravvivere…
E così trascorre qualche breve interminabile minuto, fino a quando si toglie la giacca rimanendo in gilet bianco e camicia nera, o viceversa, e finalmente quelle ossute dita si appoggiano ai tasti come se non sapessero fare altro, a parte reggere bicchieri e sigarette…
E cosi le note la musica, l’ armonia mi portano a chiudere gli occhi, fino a quando anche la voce cupa e tenebrosa ed affascinante del pianista si allontana dolcemente fino quasi a scomparire… fino a quando scompare, davvero del tutto, fino a quando anche la musica scompare, fino a quando riapro gli occhi e la scena la vedo dall’ alto, nitida, ma è silenziosa…non sento alcuna musica, nessun rumore…
Il mio corpo è riverso a terra, un cameriere mi sta facendo un massaggio cardiaco ma io non sento niente…io, non sono più …niente.
19/06/09
Colonna Sonora:
“ Scivola vai via” di Vinicio Capossela
Situazione strana, in questo albergo da famiglie, tedeschi o coppie di vecchietti…un albergo da mezza pensione.
Come quell’ anno all’ Elba, mi ricordo, faceva ancora freddo, ma stavamo bene…in quell’ albergo…da mezza pensione.
28/06/09 Selva di Fasano
Il bianco ed il nero, la vittoria e la sconfitta, la reazione e la sopraffazione…le due facce della stessa medaglia.
Stare bene in una condizione non abituale, quasi soddisfatto…sforzo fisico che tonifica, che appaga…impensabile…incredibile!…
ed è forse solo apparenza, ed è forse solo una condizione legata all’ impossibilità di fare altro, all’ essere obbligati ad essere sani, lucidi, purtuttavia con un cervello in continuo movimento…che pensa e ripensa, che macina milioni di pensieri e di parole ripetute, in silenzio, nei meandri della mente.
Come un sottile filo, che collega…la mente ed il cuore, il corpo e l’ anima, la gioia e la tristezza, l’ apatia e l’ enfasi…il giorno…alla notte.
10/05/09
É strana questa sensazione, devo dire piacevole…questa lucidità alla quale non sono più abituato.
Non la lucidità che contrasta la pazzia, per la quale non posso far nulla ma, la lucidità che contrasta l’ offuscamento della mente; che contrasta lo stato di confusione artificiale nel quale mi spingo , nel quale sprofondo spesso, forse troppo spesso e, ad onor del vero, a volte neanche troppo volentieri ma che sembra inevitabile, che sembra essere l’unica cosa che sono capace di fare in determinati periodi della mia vita.
Ed invece no, invece, questa lucidità ne è la prova…è questa voglia di fare, questo dedicarsi a mille cose o almeno a quelle che più mi interessano…è questo stare bene che mi sembra cosi strano e a tratti piacevole……che mi lascia stupito.
08/05/09
…e finisce cosi…una settimana strana fatta di sensazioni combattute, che non riesco a capire, che non riescono ad avere un ordine ed un nome nel mio cervello e nel mio cuore.
E’ una situazione dalla quale non riesco, o forse, molto piu’ probabilmente, non voglio staccarmi.
Come se staccassi la spina al mio respiratore artificiale…alla macchina che mi tiene in vita.
11/04/09
…finchè la realtà non insegnò loro che il futuro non era come lo sognavano, e scoprirono la nostalgia…
da Memoria delle mie puttane tristi
di GG Marquez
E’ meglio aver amato e perduto che non aver mai amato…
Bisogna essere molto forti per amare la solitudine…
Non sapevo che il dolore ripiega in labirinti strani, dove non avevo ancora finito di addentrarmi…
da Memorie di Adriano
di Marguerite Yourcenar