Io almeno ho l’attenuante di avere una specie di vocazione a essere infelice.
Louis-Ferdinand Céline
Io almeno ho l’attenuante di avere una specie di vocazione a essere infelice.
Louis-Ferdinand Céline
Sarà lo stesso anche con questo dolore. Passerà il tempo, e io vi sarò indifferente.
Lev Tolstoj
Tienimi per mano
al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne
e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle..
Tienila stretta
quando non riesco a viverlo,
questo mondo imperfetto..
Tienimi per mano
portami dove il tempo non esiste
Tienila stretta
nel difficile vivere.
Tienimi per mano
nei giorni in cui mi sento disorientato..
Cantami la canzone delle stelle,
dolce cantilena di voci respirate..
Tienimi la mano
e stringila forte
prima che l’insolente fato possa portarmi via da te..
Tienimi per mano
e non lasciarmi andare
– mai
Hermann Hesse
Lo so. So che non incontrerò mai più niente né nessuno che m’ispiri alla passione. Lo sai, mettersi ad amare qualcuno, è un’impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento…
C’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa. Io so che non salterò mai più.
da La nausea
di Jean Paul Sartre
Non c’è più gioia
non c’è più vita
non c’è speranza…
nessuna luce
in fondo al tunnel
Io resto qui
ad aspettare
seduto sul fondo
di questo mare
Io resto qui
ad aspettare
da questo abisso
non si risale
11/03/2014
Angolo tavolo ceramiche
Vino bianco libro acqua
piatti che sbattono
odori profumi
fumi di piastre roventi
Sottofondo musicale
vociare famiglie discorsi
chiacchere conti soldi
contanti bancomat dolci
limoncelli grappe
Ordinazioni nuovi avventori
vecchi sapori
tracce di malumori
bottiglie bicchieri
vetro che cade
si rompe si frantuma
Pausa esco fumo
osservo contemplo immagino
umani uomini donne
famiglie storie vite vissute
vite sprecate
che si intrecciano
si amalgano
si confondono
Si consumano nel passare
degli anni dei momenti
delle ore dei minuti
dei secondi degli attimi
che non torneranno più
se non nei ricordi
nelle immagini
di foto che non sbiadiscono
non ingialliscono
non si consumano col tempo
Tempo che corre
che scorre
che non si ferma
non esita non attende
non aiuta non attenua
non risolve non consola
Il tempo
che non passa mai
il tempo
che non assolve
02/09/2013 – Capoliveri
Bianco
Giallo
Azzurro
Bianco
Cerchi
Vortici
Buio
13/05/2013 – Pescara
Affondo piano piano
affondo
e non vedo più luci
affondo e vi guardo dagli abissi
Affondo piano piano
affondo
e non ho forze
per riemergere
31/03/2013 – Pescara
Praticare il rebetiko è un esercizio. Fa riscoprire gli strumenti di orientamento. Disporre di una buona penna. Arrotolarsi una sigaretta, accendersela. Distinguere tra cosa ti appartiene e cosa non ti appartiene. Rimanere in silenzio. Assentire col capo. Decidere. Infilare la giacca solo da una manica e l’altra tenerla appoggiata alla spalla come una carezza, come un abbraccio monco.
Solo che a bere e a fumare, a essere altrove si aprono crepe nel cuore. Consumare il rebetiko vuol dire rischiare. Si spalancano voragini. Ora come ora mi iniziano ad arrivare pesi. La vecchiaia dei miei, i miei destini mancati, la solitudine. É pericoloso sedersi ad ascoltare. Mettersi da soli a tiro di questa mareggiata. É una gioia che piega le gambe, che può farti cadere come un colosso di creta.
Domani mi vado a comprare scarpe e vestito per tutto quello che non sono stato.
da Tefteri
di Vinicio Capossela
Mi sono sempre piaciute le stazioni.
Immaginare le storie della gente, immaginare il perché dei loro viaggi, le destinazioni.
C’è chi parte per lavoro, chi per diletto, chi magari parte per andare incontro ad un amore e chi invece parte per scappare da un amore che non è più, chi per ricominciare una nuova vita, chi per tornare alla vecchia.
Mi piace immaginare anche le storie, anche quelle di disperazione di quelli che nelle stazioni ci vivono.
Le stazioni sono più vere degli aeroporti, sono più sincere… le stazioni, sono alla portata di tutti.
13/05/2013