“Dopo le feste”

“E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati”

di Julio Cortázar, “Dopo le feste”

di te non ho parole…

di te non ho parole
né ricordi
né fotografie o momenti
ma solo
la necessità

di Antonio Nazzaro

Fa male l’assenza?

Fa male l’assenza? No. Fa male la perdita. Che è altro dall’assenza. L’assenza può essere un vago sentore, un’emozione senza corpo e senza suono di qualcosa che manca e che non ho, ma che non so cos’è. La perdita, è quella che provo io, perchélo so. Ed è peggio dell’assenza. Perché quello che conoscevo e tenevo tra le dita non c’è più. Non sarà più.

da Non è stagione
di Antonio Mazzini

Perché si ostinano…

Perché si ostinano a trascinarlo nella vita per i capelli? Perché non lo lasciano vivere male questi suoi anni prima della vecchiaia da solo, nel vuoto che s’era creato intorno e che nulla avrebbe potuto riempire? Questo si chiedeva guardando gli occhi di Nora, la cui unica colpa era quella di avergli attraversato la strada

da Non è stagione
di Antonio Mazzini

L’odore del dolore

L’odore del dolore

Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.

Xulio Lòpez Varcàcel