Corpi nascosti
dalle nebbie bagnate
di un grigio novembre
mare e cielo
non hanno confini
si fondono
in un orizzonte vuoto
nudo e fragile
solo e abbandonato
aspetto
cercando nel buio
un’altra direzione
26/11/2015
Corpi nascosti
dalle nebbie bagnate
di un grigio novembre
mare e cielo
non hanno confini
si fondono
in un orizzonte vuoto
nudo e fragile
solo e abbandonato
aspetto
cercando nel buio
un’altra direzione
26/11/2015
Superfici fragili
come fogli di vetro
sottili
come il ghiaccio che ricopre
le pozzanghere del mondo
Dalle gole dell’anima
osservo
il mio vagare inconcludente
rasentando il baratro
che non produce suono
ma buio che acceca
09/11/2015
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro
Nazim Hikmet
Ho eliminato tutto di te
Ho eliminato dalla vista
tutto ciò che era legato a te
Tutto quello
che mi ricordava
la tua presenza
la tua assenza
Non è servito a niente
non serve a niente
É dalla mia testa
è da quel posto
collegato al cuore
che non te ne vuoi andare
É dalla mia testa
è da quel posto
collegato al cuore
che non riesco a toglierti
ed è questo
il mio tormento
20/10/2015
«Il sogno è l’ultima notizia che possiedo di te»
Franz Kafka, “Lettere a Milena”
“E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati”
di Julio Cortázar, “Dopo le feste”
Fa male l’assenza? No. Fa male la perdita. Che è altro dall’assenza. L’assenza può essere un vago sentore, un’emozione senza corpo e senza suono di qualcosa che manca e che non ho, ma che non so cos’è. La perdita, è quella che provo io, perchélo so. Ed è peggio dell’assenza. Perché quello che conoscevo e tenevo tra le dita non c’è più. Non sarà più.
da Non è stagione
di Antonio Mazzini
Perché si ostinano a trascinarlo nella vita per i capelli? Perché non lo lasciano vivere male questi suoi anni prima della vecchiaia da solo, nel vuoto che s’era creato intorno e che nulla avrebbe potuto riempire? Questo si chiedeva guardando gli occhi di Nora, la cui unica colpa era quella di avergli attraversato la strada
da Non è stagione
di Antonio Mazzini
L’odore del dolore
Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.
Xulio Lòpez Varcàcel
Andiamo in giro
per i nostri quartieri
per le nostre città
con i volti coperti
dalle nostre maschere
con i nostri zaini
pieni di fantasmi
con i nostri bagagli
colmi di dolore
02/09/2015