Con le stesse mani…

Con le stesse mani
con cui mi hai salvato
dall’affogare nel mare
dei miei fantasmi
delle mie angosce
delle mie paure

Con quelle mani
con le quali
mi hai riportato
alla vita alla luce
a sorridere ancora
a riveder le stelle

Con quelle stesse mani
mi hai spinto a fondo
impedendomi
di risalire

08/10/2015

di te non ho parole…

di te non ho parole
né ricordi
né fotografie o momenti
ma solo
la necessità

di Antonio Nazzaro

Fa male l’assenza?

Fa male l’assenza? No. Fa male la perdita. Che è altro dall’assenza. L’assenza può essere un vago sentore, un’emozione senza corpo e senza suono di qualcosa che manca e che non ho, ma che non so cos’è. La perdita, è quella che provo io, perchélo so. Ed è peggio dell’assenza. Perché quello che conoscevo e tenevo tra le dita non c’è più. Non sarà più.

da Non è stagione
di Antonio Mazzini

Perché si ostinano…

Perché si ostinano a trascinarlo nella vita per i capelli? Perché non lo lasciano vivere male questi suoi anni prima della vecchiaia da solo, nel vuoto che s’era creato intorno e che nulla avrebbe potuto riempire? Questo si chiedeva guardando gli occhi di Nora, la cui unica colpa era quella di avergli attraversato la strada

da Non è stagione
di Antonio Mazzini

L’odore del dolore

L’odore del dolore

Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.

Xulio Lòpez Varcàcel