Mi spedisco…

Mi spedisco
le lettere
che ti ho scritto
per poterti
leggere
a voce alta
nel silenzio
dell’anima
le parole
che non ti ho detto

27/01/2016

La cosa che…

La cosa che
mi infastidisce
mi irrita
mi innervosisce
mi fa arrabbiare
è constatare
con che facilità
ti sei dimenticata
di me
ma quello che
mi da ancora più fastidio
è la consapevolezza
di non riuscire
a fare altrettanto

21/01/2016

Dietro questo silenzio…

Dietro questo silenzio
c’è il tuo infinito
la tua bellezza
senza confini

vieni ancora da me
riempimi ancora la vita
proteggimi ancora
da me stesso

Non esistono ombrelli
per questa pioggia di lacrime

12/01/16

Ho eliminato tutto di te…

Ho eliminato tutto di te
Ho eliminato dalla vista
tutto ciò che era legato a te

Tutto quello
che mi ricordava
la tua presenza
la tua assenza

Non è servito a niente
non serve a niente

É dalla mia testa
è da quel posto
collegato al cuore
che non te ne vuoi andare

É dalla mia testa
è da quel posto
collegato al cuore
che non riesco a toglierti
ed è questo
il mio tormento

20/10/2015

Con le stesse mani…

Con le stesse mani
con cui mi hai salvato
dall’affogare nel mare
dei miei fantasmi
delle mie angosce
delle mie paure

Con quelle mani
con le quali
mi hai riportato
alla vita alla luce
a sorridere ancora
a riveder le stelle

Con quelle stesse mani
mi hai spinto a fondo
impedendomi
di risalire

08/10/2015

“Dopo le feste”

“E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati”

di Julio Cortázar, “Dopo le feste”

Fa male l’assenza?

Fa male l’assenza? No. Fa male la perdita. Che è altro dall’assenza. L’assenza può essere un vago sentore, un’emozione senza corpo e senza suono di qualcosa che manca e che non ho, ma che non so cos’è. La perdita, è quella che provo io, perchélo so. Ed è peggio dell’assenza. Perché quello che conoscevo e tenevo tra le dita non c’è più. Non sarà più.

da Non è stagione
di Antonio Mazzini

L’odore del dolore

L’odore del dolore

Che odore ha il dolore?
Come il freddo, la solitudine, la paura
o la morte,
anche il dolore ha un odore.
Tante volte ho provato a decifrarlo
ma si nasconde, si diluisce,
si camuffa. Offre piste fasulle.
Ha qualcosa di canfora, di chiuso, di rancido,
qualcosa di narcotico,
potrebbe essere alcool, adrenalina o mercurio,
come potrebbe essere ammoniaca,
vertigine o nausea.
Porta stimmate di chiarezza ulcerata,
poggia senza essere visto sulle sedie
e oscilla osceno sulle grucce della tristezza.
Poiché esiste, odora; sì, il dolore odora
nelle occhiaie violacee, nei calici dell’insonnia
e nelle cicatrici paonazze dell’attesa
o dell’angoscia.
Odorano i corpi nel dolore,
odorano la febbre e l’ombra
come odorano la stanchezza, la miseria o la fame.
Odora il dolore e ci opprime
la bocca uno spago,
una spugna nella gola,
quando riconosciamo nitido, pungente,
riconoscibile e insieme indecifrabile,
il suo aroma.

Xulio Lòpez Varcàcel