Sui miei rifugi distrutti
Sui miei fari crollati
Sui muri del mio tormento
Scrivo il tuo nome.
Paul Éluard
Sui miei rifugi distrutti
Sui miei fari crollati
Sui muri del mio tormento
Scrivo il tuo nome.
Paul Éluard
Di me ti resteranno
forse
dei vaghi ricordi
ed un lontano senso di colpa
mentre io
stupidamente
ancora aspetto
di scorgere l’ombra
della tua assenza
12/12/3015
Ho sostituito le biglie colorate
con parole che rotolano più lente
ma per amare
te
disegno piste d’arena nello spazio
e piego le dita come labbra
a spingerci su paraboliche altissime
per ritrovarci qui
su questa sabbia stellare
a ridere
e a regalarci la biglia dai colori più belli
Antonio Nazzaro
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro
Nazim Hikmet
Ho eliminato tutto di te
Ho eliminato dalla vista
tutto ciò che era legato a te
Tutto quello
che mi ricordava
la tua presenza
la tua assenza
Non è servito a niente
non serve a niente
É dalla mia testa
è da quel posto
collegato al cuore
che non te ne vuoi andare
É dalla mia testa
è da quel posto
collegato al cuore
che non riesco a toglierti
ed è questo
il mio tormento
20/10/2015
Lo so. So che non incontrerò mai più niente né nessuno che m’ispiri alla passione. Lo sai, mettersi ad amare qualcuno, è un’impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento…
C’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa. Io so che non salterò mai più.
da La nausea
di Jean Paul Sartre
«Il sogno è l’ultima notizia che possiedo di te»
Franz Kafka, “Lettere a Milena”
Con le stesse mani
con cui mi hai salvato
dall’affogare nel mare
dei miei fantasmi
delle mie angosce
delle mie paure
Con quelle mani
con le quali
mi hai riportato
alla vita alla luce
a sorridere ancora
a riveder le stelle
Con quelle stesse mani
mi hai spinto a fondo
impedendomi
di risalire
08/10/2015
“E quando tutti se ne andavano
e restavamo in due
tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,
com’era bello sapere che eri lì
come una corrente che ristagna,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più che il tempo,
eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamati di nuovo
a svegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati”
di Julio Cortázar, “Dopo le feste”
di te non ho parole
né ricordi
né fotografie o momenti
ma solo
la necessità
di Antonio Nazzaro